23 Gen

L’art. 3 della legge 15 dicembre 2014, n. 186, pubblicata sulla G.U. del 17 dicembre 2014, è intervenuto sui c.d. “reati presupposto” della responsabilità degli enti, modificando l’art. 25-octies del decreto 231/2001, aggiungendovi il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 C.P.).

Non essendo stato previsto un periodo di moratoria, la norma è entrata in vigore nell’ordinario termine di 15 giorni dalla sua pubblicazione, così che è divenuta pienamente operativa dal 2 gennaio 2015.

Si rende dunque necessario, per gli Enti che hanno scelto di adeguarsi al decreto 231/2001, attivarsi senza indugio per l’aggiornamento del proprio modello organizzativo gestionale; il che presuppone l’effettuazione dell’analisi dei rischi connessi alla possibilità di commissione di tale reato rispetto alle varie aree di attività ed ai correlati poteri dei soggetti interessati.

In concreto, dunque, occorrerà procedere a:

  • una nuova mappatura delle aree di rischio, individuando:
    1. le aree sensibili ove è più probabile il rischio di commissione di tale nuovo reato presupposto;
    2. i soggetti coinvolti nella gestione di tali aree con relativi gradi di responsabilità;
  • una valutazione del grado di rischio per ogni singola area;
  • predisporre i relativi protocolli di controllo;
  • procedere all’integrazione di:
    1. codice etico;
    2. sistema di controllo interno
    3. sistema info-formativo;
    4. regolamento dell’OdV

E’ appena il caso di osservare come sia quanto mai necessario provvedere all’aggiornamento del sistema in tempi rapidi, in quanto l’introduzione del reato di autoriciclaggio nell’alveo della normativa 231 ha in certo qual modo prodotto l’effetto di “fare entrare dalla finestra” in tale ambito anche i reati tributari, seppure in modo indiretto, in quanto a seguito della novella si incorre nella responsabilità amministrativa per autoriciclaggio in caso di impiego in attività economiche o finanziarie dell’azienda dei proventi derivanti da evasione fiscale.

Avv. Giovanni Lauricella

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