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Il decreto legislativo n. 231/2001 è una normativa che introduce un “sistema punitivo delle persone giuridiche”, con ciò invertendo il principio in precedenza vigente per il quale “societas delinqueri non potest”. L’ambito soggettivo è delineato dall’art. 1 (soggetti) che recita: “(comma primo) Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. (comma secondo) Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. (comma terzo) Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale”.

L’ambito di operatività oggettiva della normativa è contenuto nell’art. 5 (responsabilità dell’ente) che recita: “(comma primo) L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). (comma secondo) L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi”.

In estrema sintesi la normativa si applica a tutti gli enti, siano essi associazioni, società, fondazioni etc., che abbiano o meno personalità giuridica.

La normativa stabilisce che qualora uno di questi enti si trovi coinvolto in uno dei reati previsti dalla stessa normativa (denominati “reati presupposto”) commessi da un suo amministratore/dirigente/funzionario/dipendente/collaboratore esterno (e comunque da un soggetto che abbia agito in nome e per conto) e da cui abbia tratto un vantaggio o comunque un interesse, diretto e/o indiretto, anche l’ente sarà soggetto a sanzioni.

Le sanzioni possono essere o di carattere pecuniario ovvero incidere in vario modo sull’attività dell’ente; quelle pecuniarie le stabilisce il giudice in base alla gravità del fatto e della responsabilità dell’ente (la responsabilità viene misurata anche in relazione alle misure adottate per eliminare/attenuare/prevenire i reati); le altre sanzioni sono interdittive (interdizione dall’esercizio dell’attività – sospensione o revoca delle autorizzazioni – divieto di contrattare con la pubblica amministrazione – esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi, etc. – divieto di farsi pubblicità) o ablatorio (confisca di beni) o morali (pubblicazione della sentenza di condanna).

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Tutte queste responsabilità e conseguenze possono però essere evitate se l’ente ha adottato un modello di organizzazione e gestione (MOG) idoneo a prevenire i reati (codificando le proprie procedure interne ed individuando quelle con maggiori margini di criticità e quindi con più altro rischio di commissione reati) e si è dotato di un Organo di Vigilanza (OdV) che ha il compito di vigilare sull’osservanza del MOG.

Dotarsi di tali strumenti consente all’ente coinvolto in un processo a causa del comportamento di un proprio collaboratore di essere assolto e quindi non subire la condanna ad una delle sanzioni sopra dette.

Inoltre l’adeguamento alla norma può costituire l’occasione per rendere maggiormente virtuosa l’attività dell’ente (e visibile tale virtuosità), nonché per ottenere più facilmente certificazioni di qualità e non da ultimo per razionalizzare le procedure e quindi la spesa.

La Corte di Cassazione, con una sentenza del 2010 ha stabilito che il decreto 231/2001 si applica anche alle società partecipate nonché alle stesse società a totale capitale pubblico che svolgono attività economica.

Quindi oggi il problema diventa attuale anche per le società pubbliche, siano esse SpA o Srl, in quanto entrambe comprese nell’ambito dì soggettivo della norma, e diviene rilevante inoltre anche per tutte le società che hanno rapporti contrattuali (o intendono averne) con le società pubbliche: difatti da qualche tempo alcune di esse (esempio ENEL) non affidano più appalti a società che non si siano adeguate a decreto 231/2001.

I vantaggi principali che derivano dall’adeguamento delle società/coop. alla norma possono quindi riassumersi nei seguenti:

  • l’esonero da responsabilità della società/coop. in caso di commissione di un reato (reato presupposto) da parte di un collaboratore (interno o esterno);
  • l’esonero da responsabilità degli amministratori;
  • la possibilità di intrattenere rapporti contrattuali con le società/enti pubblici che richiedono l’adeguamento al decreto 231/2001;
  • vantaggi all’immagine aziendale (perseguimento dei valori di eticità, correttezza e legalità dell’azione societaria).

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In conclusione dunque adeguarsi al decreto 231/2001 significa:

– fornire l’azienda di un ombrello che la protegge dal danno che le deriverebbe nell’essere coinvolta in un processo penale a causa del comportamento illecito dei propri dipendenti, amministratori e collaboratori anche esterni;

– permetterle di lavorare con gli enti pubblici o società pubbliche che richiedono tale adeguamento;

– fornire una immagine aziendale di estrema correttezza, legalità e virtuosità;

– agevolare l’ottenimento di tutte le certificazioni di qualità.

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