04 Dic

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La confisca del prezzo o del profitto del reato, ovvero di somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato, prevista quale sanzione dall’art. 19 del decreto 231/2001 per l’Ente incorso in responsabilità derivante dalla commissione, da parte di un suo amministratore, di un reato presupposto, non si evita nemmeno se gli amministratori sono stati medio tempore sostituiti, qualora la società abbia omesso di adeguarsi al decreto 231/2001 in materia di responsabilità degli enti.

Lo afferma la terza sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza depositata il 2 dicembre 2014, nel respingere il ricorso avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Rimini 27/03/2014, che aveva rigettato, in sede di appello dal GIP dello stesso tribunale, la revoca del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di una imbarcazione da diporto acquistata in violazione della normativa I.V.A.

In tale pronuncia trova diretta conferma il principio per il quale al fine dell’esonero da responsabilità della società, per fatto illecito dei suoi amministratori/dirigenti/dipendenti e comunque collaboratori, non esistono equipollenti rispetto al conformarsi al decreto 231/2001, vale a dire adottare ed efficacemente attuare un MOG e nominare un OdV.

Respinge, infatti, la Corte la tesi difensiva della ricorrente secondo la quale l’estraneità di un ente al fatto-reato commesso dai suoi amministratori si misurerebbe in base alla diversità degli organi amministrativi che successivamente la rappresentano.

Reputa, la Corte, trattarsi di <<principio infondato che confonde la responsabilità personale da reato con la responsabilità patrimoniale per le conseguenze da reato che vengono imputate all’ente dotato di personalità giuridica in virtù del rapporto di immedesimazione organica che lo lega ai propri amministratori; rapporto di immedesimazione in conseguenza del quale all’ente non vengono imputati solo gli effetti dell’atto, ma l’atto stesso. Tale rapporto organico può essere escluso, nelle sue conseguenze da reato, solo mediante l’adozione di specifiche modalità organizzative, nel caso di specie nemmeno dedotte dal ricorrente (art. 5 e segg., d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231)>>.

Una conferma, se pure ve ne fosse bisogno, dell’orientamento che ormai potremmo dire consolidato, in tema di responsabilità degli enti.

 

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